| 16 ottobre 2011 | ![]() |
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"the Minds".
racconto di nannybooboo
È mezzanotte e tutto va bene.
C'è chi va a casa per essere lasciato in pace, io vado al bar.
C'è questo posto, si chiama The Minds è un piccolo buco hard-core in una strada del centro.
Una grossa freccia rossa illuminata lo indica ma per qualche strana ragione nessuno lo vede.
Apre alle dieci di sera ed è sempre buio e fumoso. Stivalazzi neri pendono dal soffitto.
Tutti si vengono addosso, ma in modo pacifico.
Mi siedo. Il barista ormai mi conosce. Nel suo strano modo mi vuole bene, riconosco i suoi sguardi di approvazione.
Mi siedo ad un tavolo tondo con un libro o degli appunti, una birra e una canna, poi mi guardo intorno. Visti tutti assieme fanno un po' paura, ma presi singolarmente è tutt'altra cosa.
Mi cade lo sguardo su un tipo, non è male. Occhi scuri e capelli scuri e altezza tipicamente olandese, esagerata.
Si è seduto di fronte a me ad un altro tavolo, siede con una bionda spaziale, di quelle che tutti si girano per strada, che se però togli i capelli, il trucco, i vestiti, i tacchi, allora non rimane niente.
Dietro di loro c'è un tavolo da biliardo, contornato da ciò che di più strano un biliardo abbia mai raccolto.
La musica è altissima e quasi inascoltabile, ma con fascino. Rimbalza sui corpi delle persone sui muri e sui tavoli di legno grezzo.
C'è un tipo che sembra una donna, ha i capelli neri corti, il trucco nero, il viso da dolce fanciulla, dei tatuaggi sulla clavicola, una maglia lunga, rosso magenta, fucsia, che sembra un vestitino, solo quando esce da dietro al tavolo da biliardo e vedi i pantaloni stretti e neri, ti accorgi che non è una donna ma solo un altro indie hipster metro-sessuale del cazzo.
Gli gira attorno un grosso ciccione italiano, è pelato e sudato, indossa una maglietta rossa con delle bretelle colorate e le tette gli lasciano l'alone sudato.
Un ragazzo austriaco mi ha appena fermato. Viene dal confine con la Repubblica Cieca. Per qualche ragione i ciechi mi sono sempre stati più simpatici degli austriaci.
Questo tipo mi ha preso una birra e gioca a biliardo quando lo chiamano, poi torna qui, scambia due parole finché non è il suo turno di nuovo e allora lui gioca, gioca male.
I rapporti umani qui sono così rilassati. Nessuno è troppo invadente.
Il tavolo del belloccio e della figa si sta popolando sempre di più, ma ho il sospetto non si tratti di amici, più che altro gente a caso, che si è seduta per sbavarle meglio dietro, davanti, addosso, e a lei piace un sacco.
Hanno portato due vassoi di shottini trasparenti, la bionda ride e un po' si spettina, ha una maglietta scollata di raso rosso, quando ride sa bene come lasciare che la scollatura mostri il giusto.
La gente va e viene, alcuni poi mirano al bagno.
Al biliardo è diverso, lì la situazione rimane fedele.
C'è una ragazza un poco mulatta, mi sta simpatica, così a distanza, è vestita di nero, molto rilassata, credo indossi una tuta. Ha i capelli afro e ispidi, neri come gli occhi luminosi e ride. È giovanissima.
Poi c'è un ragazzo con una strana pettinatura che esce dal capellino, sembra mezzo distrutto dalle droghe, parla con un olandese sguaiato e pare lavori al mercato del pesce.
Sembra più slavo che olandese. Ogni tanto lavora al bar. Questi personaggi stabili covano sotto agli occhi una taciturna approvazione nei miei confronti. Sono uno di quelli fedeli che non crea problemi, la miglior specie di animale da bar.
Ci sono tre grossi tipi americani due sono pelati e hanno la barba, uno non ha la barba ma ha i capelli, sono un po' spaesati si vede che è la prima volta che capitano da queste parti.
Bevono la loro birra a sorsoni e seminano ovunque sorrisoni speranzosi. Non dalla parte della bionda, devono essere gay o totalmente disarmati.
Il flipper fa i suoi rumori. Il flipper ha un fascino incredibile, e si passa tutti i clienti, uno dopo l'altro, senza scrupoli.
Appollaiato agli angoli del gruppo del biliardo c'è un signore e sembra tantissimo uno di quegli scrittori di fantascienza geni, ma mai compresi.
Direi che è sulla cinquantina ma quasi sicuramente non ha più di quarant'anni, solo che è sciupato.
Si guarda intorno guardingo, ha il viso vuoto e gli occhi vividi, gli occhialetti tondi, con la montatura metallica e una camicia scura, lisa e non toglie mai la giacca. Tiene tutti sotto controllo dietro ai suoi occhialetti,
All'altro tavolo tondo c'è un tipo che sembra un punk da lontano. Ha gli spike ossigenati, tratti rasati, la maglietta strappata, ma sotto è peloso e ciccionissimo, sembra un orsetto col broncio.
È un abituè, lo trovo qui quasi ogni sera. Ieri origliavo una conversazione e tutto abbacchiato alla domanda “dove vivi?” rispondeva “a casa con la madre della mia ragazza”.
Seduto al tavolo con loro c'è un ragazzino che fuma un bel po' di canne, è giovane, spaventosamente giovane, così a sparare dodici massimo tredici sono gli anni che gli darei, e conosce tutti.
Con me non ha ancora mai parlato.
Ora sta parlando con un ragazzino biondo ancora più giovane di lui che a quanto ho capito ha perso la giacca. Saranno le 2 di notte dove cazzo sono le loro madri?
Qualcuno mi saluta a grandi gesti dall'entrata.
Daniela è di Torino è una ragazza adorabile ma per qualche ragione non riesco ad inquadrarla, forse per quello mi affascina.
È con il suo ragazzo Spike e degli amici toscani che non ho mai conosciuto.
Gli amici toscani si gettano contro al flipper.
Il flipper è proprio un bell'oggettino, ha dei disegni in uno strano stile sottomarino, è pieno di belle donne formose ma è come se tutto fosse circondato da un alone verde acqua, sfocato.
Le palline d'argento rimbalzano con violenza, vengono sparate da destra a sinistra, dal basso all'alto.
Score! Score! Grida il flipper, i ragazzi gridano cose in italiano e come al solito il povero Spike è l'unico a non capire, ma ci ha fatto l'abitudine. Non sospira nemmeno più.
E la musica assordante amalgama il tutto.
E la musica assordante ci fa gridare tutti assieme.
Son le tre di notte e tutto va bene.
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