| 28 gennaio 2012 | ![]() |
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Le cose che ti dico
testo di Rey
Metà delle cose che ti dico fanno male, l’altra metà sono inopportune.
E’ sempre molto facile prendersela con chi sta dall’altra parte della staccionata. Il lavoratore se la prende con il disoccupato; il disoccupato con lo studente; lo studente con il gestore del locale; il gestore del locale con la band emergente; la band emergente con la gente, in generale.
Il vetro mi da di riflesso l’immagine di noi due tra dieci anni. Le rughe, le incomprensioni, i patimenti. Se le coppie sapessero come va a finire, forse nessuno si metterebbe mai insieme. Un po’ come chi beve e non si preoccupa del mal di testa, chi fuma e non pensa al tumore. O come io che parlo senza pensare alle conseguenze.
La gente ammassata dentro il bar angusto. La band che suona e fa anche un po’ schifo. Tu che mi dici Fumo l’ultima e poi andiamo. Ti assecondo, anche se vorrei bere l’ultima birra prima di andarmene, ma è comunque giovedì sera e domani mattina la sveglia suonerà impunemente.
Fuori è un freddo bastardo e la tua sigaretta mi da fastidio. Forse hai ragione tu ed è solo una questione di odori e di geni e il senso delle cose ci sfugge, perché non esiste. Il tuo nuovo taglio di capelli è molto intrigante, non so nemmeno se te l’ho mai detto. Ti fa assomigliare all’attrice di quel film di cui non ricordo il nome, questo me lo fa notare un amico in comune che non centrava niente nella nostra discussione.
In macchina cala il silenzio e metto su quel disco che mi hai regalato. Ti dico che ci vediamo troppo spesso ultimamente e non so più cosa raccontarti. Voleva essere una battuta per tagliare l’aria che si sta scaldando, ma vedo che ti prende un po’ male e allora torno a guidare.
Davanti casa dovrei fare qualcosa prima di lasciarti. Baciarti, abbracciarti o mandarti affanculo, ma non faccio niente perché è del niente che ho bisogno. Così scivoli fuori dalla macchina e ci salutiamo come si salutano due sconosciuti: praticamente, solamente con un Ciao.
Ti mando sempre il solito messaggio di fine serata, scrivendoti che forse ti stai un po’ sciogliendo. Mi rispondi che Non si sa mai, dipende sempre cosa intendo per sciogliersi. Non lo so nemmeno io il senso di quello che volevo farti capire. Spengo il cellulare e vado a dormire che tra cinque ore mi devo svegliare.
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scritto da tulliola il 29/01/2012 alle 13:06
Mi è piaciuto leggerlo, senza necessariamente un motivo preciso.
Forse proprio perchè racconta una serata attraverso dettagli, e alla fine il senso dell'indistinto traccia i contorni delle cose.
E bello il finale .
Tulli.